mercoledì 9 maggio 2012

I LUOGHI DE "I VICERE'"

Reazioni: 

Ciao amici lettori, oggi vorrei parlarvi non tanto di un romanzo che ho molto amato, quanto dei luoghi descritti in esso, anche perché le vicende di questo romanzo di Federico De Roberto si svolgono nella mia città.
Mi riferisco a I VICERE’.
Da Wikipedia:
La stesura del romanzo, iniziata a Catania nel settembre 1891, fu lunga e difficoltosa, e fu completata nel novembre 1892;
Questa "storia di famiglia" s'ispira al principio positivistico e naturalistico della race (l'ereditarietà), con tutte le sue conseguenze.
I componenti della famiglia degli Uzeda sono accomunati dalla razza e dal sangue vecchio e corrotto, dovuto anche ai numerosi matrimoni tra consanguinei. Quanto emerge da questa famiglia è la spiccata avidità, la sete di potere, le meschinità e gli odi che i componenti nutrono l'uno per l'altro alimentando in ciascuno una diversa patologica monomania. Ogni membro della famiglia ha una storia segnata dalla corruzione morale e biologica, che si evidenzia anche nella loro fisionomia e nelle deformità fisiche che verranno riassunte dall'autore nell'episodio di Chiara che, dopo aver partorito un feto mostruoso lo conserva sotto spirito in un boccione di vetro.
La storia della famiglia è in parte ispirata a Casa Paternò e in particolare alla figura del Marchese di San Giuliano, Antonino Paternò Castello, che fu sindaco di Catania, ambasciatore e ministro degli Esteri e che nel romanzo è identificato con il giovane Consalvo Uzeda.
Ma I Viceré sono, oltre che una storia di famiglia, anche una rappresentazione dagli accenti forti e disillusi della storia italiana tra il Risorgimento e l'unificazione (il romanzo è infatti ambientato negli anni tra il 1855 e il 1882, nella quale si svolgono le vicende e le fortune degli Uzeda).

LUOGHI

Uno dei luoghi fulcro della storia è il Monastero dei Benedettini:
Sala dei ritratti del Monastero
Il monastero di San Nicolò l'Arena, anche se incompleto, è per grandezza, inferiore solo a quello di Mafra in Portogallo. Per le sue ricchezze, per gli stretti legami con la nobiltà catanese, ma anche per la sua attività culturale, ebbe un ruolo rilevante, soprattutto nel '700. Ammirato dai viaggiatori, che ne ricordano l'ospitalità, le raccolte librarie e il fasto dei monaci, dominava e condizionava la vita civile e religiosa della città. De Roberto, ne "I Viceré", non si mostrò certo indulgente verso quanto accadeva dentro i chiostri del monastero che, "immenso, sontuoso, era agguagliato ai palazzi reali, a segno che c'erano le catene distese dinanzi al portone". I monaci vi abitarono sino al 1866; tre anni dopo esso venne assegnato al Comune e ospitò una caserma militare e vari istituti, ed ebbe così inizio un lungo periodo di guasti e di abbandono. Nel 1977 è stato ceduto all’università, che ne ha fatto la sede della facoltà di Lettere.










Cortile di Palazzo Biscari
Per quanto riguarda invece la descrizione delle abitazioni della famiglia l’autore si ispira, pare,  ad una lussuosa dimora poi utilizzata come set cinematografico del film “I Vicerè” (piccola parentesi il film a mio parere è un disastro della cinematografia poiché ha stravolto e ridicolizzato la storia della famiglia Uzeda ed ha reso Consalvo quasi un eroe…) parlo di Palazzo Biscari
Uno dei saloni di Palazzo Biscari
Una delle terrazze di Palazzo Biscari

Interno di Palazzo Biscari
Prospetto lato Porto di Palazzo Biscari
Si tratta probabilmente della più ricca residenza privata catanese. Sono molto legata a questo luogo poiché qui, da bambina, partecipavo insieme a delle mie amiche, alla festa di carnevale del Circolo Ufficiali. Ricordo che ci avventuravamo, in segreto, fra le stanze chiuse di questo palazzo e, di anno in anno partivamo sempre più attrezzate (con torce a pila, e quant’altro con tanto di piano ben studiato da casa, per scoprire senza essere scoperte  ).
Questo palazzo venne costruito dopo il disastroso terremoto del 1693 per volere del Principe di Biscari, che ottenne dal Re l'area edificabile prima occupata dalla mura cittadine di Carlo V. I lavori di costruzione proseguirono per più di un secolo ed impegnarono i maggiori architetti cittadini di allora, da Alonzo di Benedetto a Girolamo Palazzotto, fino a Francesco e Antonino Battaglia.
Nel '700 il Palazzo si presentava con una pianta pentagonale, al centro della quale stava un cortile, a cui si accedeva attraverso un portale di grandi dimensioni, riccamente decorato secondo gli stilemi dell'epoca e sormontato dallo stemma della famiglia.
Il Palazzo, affacciato sul mare, con la sua decorazione bi-cromatica, nell'alternanza di pietra lavica nera e ornamenti marmorei in stile barocco siciliano (fiori, telamoni, frutti, lesene piatte), non mancava di colpire l'occhio e l'attenzione dei visitatori e dei concittadini. La terrazza, circondata da una balconata sempre in marmo, si allungava fino al Palazzo Episcopale e prolungava il tema ornamentale per tutta la facciata, realizzando un collegamento ideale con gli edifici vicini.
Momento di massima fioritura di questa residenza nobiliare avvenne sotto Ignazio V, Principe di Biscari: egli, uomo d'ingegno eclettico e culturalmente moderno, appassionato di arte, archeologia, letteratura, fu un mecenate esemplare; partecipò attivamente alla realizzazione del progetto di costruzione del Palazzo attraverso suggerimenti ad hoc, mettendo tra l'altro a frutto le proprie conoscenze personali, accumulate nel corso dei suoi numerosi viaggi.
Il Palazzo in quel periodo divenne anche cornice espositiva della collezioni di Ignazio, un vero e proprio museo privato, che conteva un medagliere, ed ogni genere di oggetti antichi e preziosi, gioielli, stampe, dipinti, armature, cammei, la cui visione era concessa anche agli studiosi di tutta Europa che giungessero in visita.

1 commenti:

HermioneGinny ha detto...

Traspare tutto l'amore che hai per la tua città, un bellissimo post!

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