domenica 29 ottobre 2017

MANUELITA CICUTA MULATA - Antonio Ciravolo - Splen edizioni

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Manuelita Orioles e Alvaro Castillo sono due coniugi che hanno appena trascorso insieme una stranissima notte di sesso in cui i loro spiriti hanno subìto una traslazione per via della quale lo spirito di lei è entrato nel corpo del marito e viceversa. Un'esperienza assolutamente straordinaria quanto strana attraverso la quale ciascuno di loro è riuscito a vedere se stesso fare l'amore con l'altro. Entrambi hanno tenuto per sè quella esperienza bizzarra e, già dal mattino seguente, tutto sembra essere tornato alla normalità.
E' domenica, Manuelita si reca in chiesa per la funzione, mentre il "professore" rimane in casa in quanto ateo e, allo stesso tempo, padreterno convinto.
Alvaro è un uomo davvero fuori dal comune, amante delle donne e delle loro debolezze , della loro prevedibile manovrabilità. Lui ama spingere al limite le donne, portarle nel luogo in cui si scoprono libere di provare piacere e ciascuna in modo differente.
Ritiene , Alvaro, che il corpo, e non lo spirito, esprime la verità che ci portiamo dentro. Potremo burlarci del nostro corpo e degli altri facendo loro  credere di pensarla fermamente in un certo modo, ma, puntualmente, sarà proprio il nostro stesso corpo a smentirci e sbugiardarci.
Alvaro si ritiene un uomo libero, libero di poter fare ciò che vuole, ciò che gli piace, perchè lui è convinto di essere molte spanne sopra gli altri. I suoi deliri di onnipotenza lo hanno portato a compiere azioni davvero spropositate e crudeli ma, nonostante questo, la gente continua ad ammirarlo e rispettarlo perchè  essa stessa, nonostante lo disprezzi per il trattamento che riserva alla sua bella Manuelita, è costretta a riconoscere la sua superiorità.
Il tutto si svolge in una silenziosa danza mascherata da normalità. Normalità che, via via che il lettore si addentra tra le pagine della storia, lascia spazio a situazioni e rivelazioni sempre meno nella norma.
Man mano che la storia procede molti segreti vengono svelati e tanti tasselli cominciano ad andare a posto, sebbene, nonostante tutto, vi ritroverete a perdonare Alvaro perchè lui sa dire grandi verità con estrema razionalità e logica che, malgrado ciò,  hanno un suono quasi poetico.
Non c'è una morale nel romanzo, nessun insegnamento, nessuna conclusione da trarre, solo tante riflessioni sugli uomini e su quanto il giusto non riesca sempre a prevalere sul lato oscuro, sempre negativo, ma spesso intrigante

Antonio Ciravolo è anche autore di L'ultima notte di X, romanzo intenso e spiazzante di cui vi consiglio assolutamente la lettura



mercoledì 14 giugno 2017

CTRL-Z (Greyscale) - Alessandra Patanè

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Ed ecco a voi il primissimo articolo della sezione FUMETTI! E con chi inauguriamo questo spazio? Ma con la nostra carissima amica Alessandra Patanè autrice frizzante, simpatica e che stimo molto per il suo lavoro che svolge da grande professionista.
Abbiamo seguito Alessandra durante la vita del suo bellissimo Greedy Flower, opera in sette volumi edita da Shockdom, che ha avuto grandissimo successo di pubblico e che reputo un lavoro davvero originale che si presta a tantissime chiavi di lettura.
Ma torniamo al fumetto oggetto di questo post e diciamo subito che quest'anno vediamo la nostra Alessandra entrare a far parte della grande scuderia Panini Comics e vi approda con un lavoro coloratissimo e coinvolgente. Stiamo parlando di CTRL-Z.
Cosa possiamo raccontarvi senza spoilerare troppo? Innanzitutto presentiamo il protagonista principale ossia Hugo, ragazzino alquanto sfigato cui, naturalmente, va tutto per il verso sbagliato. Ma la cosa che negli ultimi tempi lo ossessiona è l'immagine di una pubblicità che lo spinge , seppure controvoglia, a scaricare una APP dal nome sospetto : CHAN"G/C"E ( nel fumetto è scritto diversamente in quanto trattasi di un logo, ma volevo riuscire a rendere il concetto di change e chance). Senza raccontare troppo dico solo che la App gli consentirà di tornare indietro di un'azione in modo da poterla correggere, insomma, da aggiustare il tiro, proprio come avviene sul pc usando il comando CTRL-Z.
Al fianco di Hugo troviamo tanti bizzarri e simpatici personaggi tra cui Eliantho, la sua bellissima   migliore amica , innamorata di Hugo, ma che lui vede solo come una sorella rompiscatole. Poi sono diversi gli amici che lo circondano e che sono spesso causa di mille problemi.
La storia scorre veloce e mette allegria, una lettura molto adatta ai giovani amanti del fumetto, ma anche ai meno giovani e a coloro che prediligono le avventure all'apparenza scanzonate, ma che, come in tutti i fumetti di Alessandra, lasciano sempre uno spazio per riflessioni più profonde. Una sorta di "Sliding doors" del fumetto insomma questo volume dalle tinte fluorescenti, ma con un certo spazio di manovra lasciato nelle mani del protagonista invece che del destino.
Tra audizioni, lezioni universitarie, problemi di cuore e qualche scazzottata, le giornate di Hugo si susseguono e ci lasciano fino alla fine col sorriso e con la speranza che, alla fine, lui sappia davvero quale sia la strada più giusta da intraprendere.
Sono davvero carini e originali tutti i riferimenti ai comandi del PC e al mondo dell'informatica e c'è anche una chicca interessante poichè la APP è davvero scaricabile sul vostro pc, anche se, immagino, non vi consenta sul serio di annullare l'ultima vostra azione, ma chi lo sa in fondo?...tentar non nuoce si dice.
Il finale lascia presupporre che la storia continui, anzi, starà proprio a voi cliccare su Yes or No alla voce "Continue?". Io direi di sì poichè, per quel che ho potuto vedere durante la manifestazione di Etna Comics, tenutasi appena poco più di una decina di giorni fa a Catania, Alessandra ha firmato e fatto tanti bei disegni su tante e tante copie allo stand Panini.
Allora ancora tante congratulazioni ed un in bocca al lupo ad Alessandra Patanè e un bacino sul naso al suo inseparabile gatto Bastet.

Di seguito qualche foto di Alessandra durante l'incontro con i suoi fans nel corso di Etna Comics 2017 e con lo sfondo del grande manifesto dedicato dalla Panini a CTRL-Z



sabato 11 giugno 2016

L'ESTATE CHE SPARAVANO - Giorgio D'Amato

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Incipit: Estate 1982, che estate! – io e Antonio su un motorino che svalanga, le bocche serrate per non ingoiare i tafani, i capelli a filtrare il vento (li portavamo scompigliati); lui è seduto dietro spiaccicato addosso e allora le mani devo tenerle fermissime sul manubrio, le braccia rigide, il culo sulla punta del sellino…
Anni Ottanta, Casteldaccia ( Castiddazza) , circa settemila abitanti, tra cui il nostro sedicenne protagonista e il suo amico Antonio.  Due ragazzini che si trovano del tutto casualmente immersi in quella che venne  denominata  la seconda guerra di mafia.
Nel 1982 viene ucciso il cognato del boss Filippo Marchese, uno dei più sanguinari uomini di Cosa Nostra. Nell’arco di otto giorni moriranno quindici persone, senza una vera logica in realtà.
Il nostro protagonista e l’immancabile amico Antonio sono lì, come tanti ragazzi di quegli anni, seduti al bar o scorazzanti sul loro Motobecane  a discutere di come poter cambiare il mondo o del loro futuro lontano da quel paese che gli va stretto. Loro parlano di film, di opere letterarie impegnate e, mentre Antonio ha visto e letto di tutto, il suo amico prende nota di ciò che dovrà vedere o leggere. Antonio vuole andare lontano, vuole vivere la sua vita altrove, il nostro protagonista, invece, almeno apparentemente ha un’indole pigra, ma, in fondo, forse, pensa che fuggire sia da vigliacchi, pensa che qualcuno debba restare  per cambiare davvero le cose.
Ed ecco perciò che Giorgio D’Amato a Palermo ci è rimasto, e, attraverso le pagine di questo romanzo/documento,  racconta la sua infanzia a Casteldaccia, racconta la sua amicizia con Antonio, i morti ammazzati che ti ritrovavi “coi piedi a paletta” non appena svoltato l’angolo. Racconta le birre al bar del centro, i cocktail trangugiati solo per darsi un tono, le teorie di due giovani che si affacciavano al mondo. Racconta di rabbia, dolore, morte, ma anche di amicizia e di speranza. Racconta pure di un professore, il prof. Ferlauto che ci credeva nel cambiamento e che esortava i propri alunni a pensare con la propria testa e a non lasciare che qualcun altro pensasse al  loro posto, perché , diceva: “ricordate, tutte le volte che voi non pensate o non pensate abbastanza, ci sarà qualcuno a farlo per voi, e non è detto che vi voglia bene”.
Un incastro perfetto tra la cronaca di quei giorni, precisa, puntuale, dettagliata e la vita che, nonostante tutto, con caparbietà, cerca in ogni modo di avere la meglio. Proprio come quelle pianticelle che sbucano tra le crepe dell’asfalto, quasi a dispetto di quest’ultimo.
Una menzione particolare va poi ai ragazzi di Apertura a strappo che, insieme a Giorgio, portano in giro una presentazione del romanzo che è più una rappresentazione di quest’ultimo. Bravissimi lettori e ottimo narratore dei fatti Giorgio stesso. Piacevolissimo ascoltare il racconto de “L’estate che sparavano” attraverso le loro voci e la musica che li accompagna.
Un romanzo di mafia, sulla mafia, ma diverso da qualsiasi romanzo mai scritto su questo argomento

mercoledì 18 novembre 2015

UNA MALA JURNATA PER PORTANOVA - Alberto Minnella

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A metà giugno, il termometro stava ancora fisso sui sedici gradi sopra lo zero e per ogni siracusano che fosse tale, data la stagione, quello era freddo da orbi.
In via Cavour si era spenta l’ultima finestra. Poco più avanti, nella piazza in cui si affacciava il tempio di Apollo, l’orologio a lampione segnava le due e mezza di notte.

Da un po’ di tempo ormai ci aggiravamo per le strade di una Siracusa della metà degli anni ’60 sperando di incontrare ancora il commissario Paolo Portanova. Ci chiedevamo cosa stesse facendo, quali fossero i suoi pensieri, i suoi piani. Volevamo sapere di più sul suo conto e, mossi da una (in)sana curiosità, la domanda che ponevamo in giro  era più o meno : “ quando uscirà…?”
Ed ecco che le nostre richieste sono state soddisfatte, le nostre domande hanno ricevuto risposta e il commissario Portanova è uscito nuovamente allo scoperto per regalarci un’altra delle sue storie dai toni noir, ma, questa volta, con qualche spruzzata di pungente ironia.
Immaginate la giusta atmosfera. Siamo in giugno e, come spesso accade in Sicilia, le temperature mutano repentinamente e l’aria, da 
fresca ancora che è, diventa rovente. Ecco, ci troviamo proprio in questa fase climatica nel momento in cui il mare,  tanto generoso alcune volte quanto altre crudele, restituisce alla terra il corpo senza vita del giovane “Salvatore Spicuglia di anni venti”.
Da qui una giostra di personaggi contribuiranno a mettere in scena questa nuova avventura siracusana del commissario Portanova: Andreina,  madre del defunto, la cognata Gina, Gurciullo, il giudice Piccolo, Viganò, Iannelli, la vicina di casa Lucia (che renderà ancora più complicata la vita del commissario il quale, nel momento in cui la vicenda si svolge, si trova fisicamente lontano dalla moglie Carla in trasferta a Catania). E poi ancora altre figure le quali formano un incastro perfetto con l’ambiente circostante e con la storia. Ambienti e paesaggi  che, come deve accadere nel noir, sono personaggi essi stessi.
Tanti elementi della storia ci parlano dei gusti di Portanova e dei suoi tempi “Paesi tuoi di Pavese, letto per metà, La mia prima evasione di Trockij” e melodie che si ascoltano in sottofondo quali “Parlami d’amore Mariù” e “T’ho voluto bene” di Gino Redi.
La novità principale di questo nuovo lavoro riguarda la narrazione in prima persona che ci permette di conoscere Paolo Portanova ascoltando la sua stessa voce, entrando nel personaggio e guardando il mondo con i suoi occhi.
Un mondo che lo pone dinnanzi , spesso e volentieri, alla necessità di adeguarsi a quella che si presenta, già al mattino, come una “mala jurnata”.
La storia prende il lettore sin dalle prime righe e a quest’ultimo riesce difficile staccare gli occhi dal romanzo poichè ci si trova, quasi senza rendersene conto, ad inseguire, sfogliando le pagine una dopo l’altra , il commissario nella sua corsa alla ricerca del colpevole. E alla fine di questa frenetica caccia ci si rende conto di aver assimilato e compreso con leggerezza e quasi inconsapevolmente, quelle che sono le caratteristiche di Portanova, le sue abitudini, i suoi fantasmi, e tutto senza che “troppo” venga spiegato, senza forzature.
In questo secondo episodio prendono il via nuove storie nella storia e, un po’ alla volta, si inizia ad affezionarsi sempre più ai personaggi. Cosa questa che è giusto accada in un romanzo seriale perché si possa affermare  che l’autore abbia ottenuto il risultato sperato, che abbia  colto nel segno.
Ma come ci si affeziona ai personaggi ci si lega anche ai luoghi. Riusciamo quasi a vederli, a sentire il calore del sole, la forte luce emanata da questo, l’odore tipico delle navi e del porto, il sapore degli arancini e il gusto fresco di una birra ghiacciata.
Allora quello che vi consiglio e di trovare un momento di quiete nelle vostre settimane frenetiche e di sedervi sul vostro comodo divano, avendo l’accortezza di lasciare un po’ di spazio al commissario Portanova il quale sarà ben lieto di sedere accanto a voi e raccontarvi quella che per lui è stata davvero  “Una mala jurnata”.

Alcuni passi tratti dal romanzo:
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           - Preso dallo sconforto, corsi ai ripari; succhiai l’Extravecchio con più calma e mi persi a occhi chiusi in mezzo agli sbuffi di tabacco, abbandonandomi senza difese. Non potevo farne a meno. Del resto questa era la mia natura di siciliano di origine incontrollata

     Pensai alla storia che mi aveva raccontato Camurro, a mattinata iniziata, della nave di grano che trecento anni prima salvò un suo probabile antenato dalla fame e della successiva tradizione di mangiarlo bollito senza macinarlo. In sostanza parlava della cuccìa, un piatto di parternità siracusana e diffusosi in tutta la Sicilia […]arrivato lì, stremato dal caldo, mi domandai, ma durò solo un attimo, come mai quell’acqua avesse smesso di portare fortuna e, invece, con testardaggine restituiva al mittente tutto ciò che produceva l’invidia, la gelosia, l’ignavia; la cattiveria umana, insomma
    
 
        Una mala jurnata per Portanova  
          Alberto Minnella
          Fratelli Frilli editori € 9,90

L’autore, Alberto Minnella, che abbiamo conosciuto con “Il gioco delle sette pietre” (prima
avventura del Commissario Portanova) edito anch’esso da Fratelli Frilli editori, è nato ad Agrigento nel 1985. Ha lavorato come giornalista per il “Corriere di Sicilia” e per il “Giornale di Sicilia” . E’ stato critico musicale per Ilmegafono.org, Mag-magazine e Indie for Bunnies. Ha studiato musica moderna a Parigi, presso l’accademia Dante Agostini. Un suo racconto “Il negozio del fotografo” è stato finalista al Premio Città di Palermo

Tre domande ad Alberto Minnella 

1.Abbiamo notato che dal primo romanzo a questo secondo si è passati dalla narrazione in terza persona a quella in prima persona. Puoi quindi darci un parere sul campo, ossia, hai trovato più difficile il primo tipo di narrazione o il secondo? E perché?

R. Dopo la terza stesura (in terza persona) di questo secondo capitolo che vede ancora una volta il commissario Portanova come protagonista, ho avuto grosse difficoltà nel far quadrare tutto. Insomma, non girava! Alla quarta, dopo un centinaio di correzioni, ho cestinato il romanzo. Per quasi un anno sono entrato in crisi creativa, riconsiderando soprattutto le mie forse inesistenti doti di romanziere. Poi, per fortuna mia, rileggendo “Lame di luce” di Michael Connelly ho avuto quella che molti mi consigliavano fosse “una pessima idea”: riscrivere tutto il romanzo e spostare la visuale in prima persona, con conseguente ritardo di consegna del manoscritto (pari a più di un paio di mesi al di là dalla scadenza). In sostanza, sarebbe stato Portanova stesso a raccontare la storia (una pessima idea?). Già dal primo capitolo, notavo che da scrivere fosse per me più divertente, il ritmo delle pagine è diventato più serrato e ha reso possibile rendere faziosa qualsiasi impressione sugli ambienti e sugli altri personaggi. Per meglio distruggere la solennità del genere poliziesco, giusto per non farmi mancare niente, ho usato un codice linguistico ovviamente diverso dal “Gioco delle sette pietre”, più basso e pratico (alla faccia degli Jakobson di turno), sporcato con qualche goccia di dialetto e con la tendenza alla costruzione della frase secondo Lingua Sicula. Ne è uscito fuori un commissario più ironico e ancora più malinconico. Sono emerse le sue fragilità, i segni dell’età che è costretto a trascinarsi e le sue nevrosi. Infine, durante l’ultima correzione, ho cercato di limare le pagine giocando con l’”antilingua delle carte bollate”. Non so se è stata o meno una pessima idea, ma avevo una voglia incredibile di divertirmi, di mettermi in gioco (correndo più di qualche rischio) e di continuare questa strada difficilissima che è il raccontare.  
    
     2. Nel primo romanzo l’umore di Portanova era molto cupo, in perfetto stile noir del resto. Adesso troviamo qualche scena un po’ più “frizzante” che fa anche sorridere il lettore. Ti chiedo: è stata una scelta ponderata o questo piccolo cambiamento è dovuto ad una maggiore confidenza dell’autore col suo personaggio?

R. Come ti raccontavo prima, in realtà l’umore del commissario è venuto fuori del tutto in maniera spontanea, legato al processo di scrittura. Evidentemente immaginavo così questo personaggio e la prima persona ha evidenziato le sue caratteristiche, facilitandomi nel compito di raccontare un poliziotto che non è e non fa l’eroe, ma che deve forzatamente uscire dalla mediocrità della sua vita cercando di risolvere il caso che gli spetta di turno.
     
3. Legandomi alla domanda precedente ti chiedo se puoi confermare la teoria di molti autori, ossia quella secondo la quale i personaggi di un romanzo seriale cominciano a prendere sempre più corpo e vita storia dopo storia, quasi a diventare dei compagni delle giornate di uno scrittore e a raccontare essi stessi le storie che vogliono vengano messe nero su bianco.

R. Confermo e ti dico di più. Adesso che sto scrivendo il terzo e ultimo capitolo riguardante 1964, in cui ci saranno dei veri e propri ribaltoni, sento l’esigenza non solo di programmarne un quarto, ma anche un quinto e un sesto, così da non avere nessuna pausa di scrittura e poter litigare e ridere con i personaggi delle mie storie. Non sono affatto un genio della letteratura o un innovatore, nemmeno del genere giallo, ma non me ne importa un fico secco. Lo dico sinceramente. Adoro sporcarmi le mani con questi finti e per questo illimitati omini di carta e inchiostro, sono orgoglioso della serie di Potanova, resa possibile grazie ai Fratelli Frilli Editori, e mi arricrìa tantissimo scoprire, ogni santa volta, piccolissime sfumature sia del commissario sia degli altri personaggi che gli ruotano scomposti intorno, che prima non avevo ancora notato. Succede lo stesso con la città e il calarci dentro il giallo. E in questo, casomai, credo risieda l’originalità dei miei racconti: esserci io in ogni pagina e non un altro scrittore.  
   
            

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