martedì 27 aprile 2010

Mia sorella è una foca monaca - Christian Frascella

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Incipit:
Ci pestammo a lungo nello spiazzo dietro la scuola. Io avevo visto qualche incontro di pugilato in tv, e lo colpivo – o tentavo di farlo – come avrebbe fatto Oscar Moya , che era un boxeur molto in voga in quel periodo, uno che picchiava forte e continuo, senza dare tregua agli avversari.

Protagonista di questo romanzo è un anonimo adolescente della provincia di Torino negli anni ottanta.
Famiglia strana la sua, la madre è fuggita via con un giovane benzinaio, il padre cerca di tirare avanti pur ubriacandosi spesso e volentieri e usando due pesi e due misure per il figlio e la sorella, quella Francesca meglio identificata dal protagonista come la foca monaca del titolo.
Intrecci di un’esistenza tutta immaginaria dove il nostro antieroe si immedesima via via nei protagonisti di vari film e crede che tutti cadano ai suoi piedi o lo temano.
Inizialmente ho pensato: "questo libro trasuda cinismo, non mi piacerà". Nelle prime pagine il protagonista lo si odia quasi, uno sbruffone, poi, man mano riesce a farci sorridere sempre di più e via via lo si giustifica, lo si apprezza, diventa simpatico, umano, profondo. Finiamo per tifare per lui
Una storia a tratti triste a tratti divertente, a tratti tenera e a tratti dura.
Sicuramente un libro da leggere per avere il piacere di giudicarlo da sé.

Voto 8

Angelica, la Marchesa degli angeli - Anne Serge Golon

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Incipit:

"Nutrice" chiese Angelica, "perchè Gilles di Retz uccideva tanti fanciulli?". "Per il demonio figlia mia. Gilles di Retz, l'orco di Machecoul, voleva essere il più potente signore del suo tempo. Nel suo castello non c'erano che storte, ampolle, pentole piene di rosse brode e orrendi vapori. Il diavolo voleva che gli fosse offerto in sacrificio il cuore di un bambino. Così cominciarono i delitti..."

Ebbene chi lo avrebbe detto che dopo i film guardati da bambina, e poi sempre negli anni, avrei anche iniziato a leggere il ciclo di Angelica?
Mi è piaciuto molto questo primo libro: gli approfondimenti storici sono precisi e molto interessanti, la descrizione di luoghi e abiti minuziosa, la passionalità di Geoffrè e la forza selvaggia di Angelica catturano il lettore.
Il libro inizia con la fanciullezza di Angelica, figlia di un marchese in rovina che vive con la sua numerosa famiglia in campagna. La giovanissima Angelica è amica dei contadinelli e con loro si rende protagonista di tante scorribande. Ancora molto giovane trascorre alcuni anni in convento dove le suore rinunciano a cercare di impartirle obbedienza e disciplina.
Segue il matrimonio impostole dal padre (o meglio dalle circostanze) con il ricchissimo conte di Peyrac, storpio e sfigurato, ma del quale Angelica si innamorerà.
Ma il "fatto" più importante di questo episodio che condizionerà la vita della bellissima Angelica, è quello di aver assistito involontariamente all'ordirsi di un complotto volto ad uccidere il Re. Da vera eroina da romanzo, la giovanissima Angelica riesce a sventare questo attentato (non anticipo come), ma proprio questo gesto, nonchè il fatto di conoscere l'identità dei congiurati, la metterà di fronte a mille peripezie per il resto della vita.
Una donna ingenua, ma sveglia, indifesa ma forte e coraggiosa tutto insieme.
Ho preso nota di alcuni passaggi:

*pag 110- "Ahimè! piccole mie" disse loro dolcemente una vecchia religiosa, "questa è la legge di Dio. Molti muoiono in tenera età. Mi è stato detto che vostra madre ha avuto dieci figli e ne ha perduto uno solo. Con questa sono due. Non è molto..."

*pag 153-Angelica notò vicino al suo piatto una specie di piccola forca d'oro. Guardandosi intorno, vide che la maggior parte dei presenti se ne serviva per infilare la carne e portarla alla bocca. Tentò di imitarli ma, dopo alcuni tentativi infruttuosi, preferì tornare al cucchiaio che le avevano lasciato accorgendosi che non sapeva servirsi di quel piccolo strumento che tutti chiamavano "forchetta".

*pag 179- ...a volte il vento della Garonna recava fino al palazzo del Gaio Sapere zaffate di carni arrostite, provenienti dalla piazza delle Saline dove quel giorno veniva bruciato vivo qualche ugonotto recalcitrante o qualche empirico delle campagne considerato come stregone.
Angelica, trascinata nel turbine di una vita leggera, non si era attardata su quell'aspetto di Tolosa.

Voto 8

martedì 20 aprile 2010

L'uomo nel quadro - Susan Hill

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In una fredda giornata di gennaio Oliver si reca da Londra a Cambridge per far visita a un suo vecchio professore d'università, Theo Parmitter. Il programma è d'incontrarlo nel tardo pomeriggio, cenare insieme e poi fare quattro chiacchiere davanti al camino con in mano un buon bicchiere di whisky. 
"Ti andrebbe di ascoltare una strana storia?", propone a un certo punto Theo. E la storia è davvero strana. C'è un quadro, un dipinto a olio appeso al muro della stanza, che mostra una folla di uomini e donne, a Venezia, durante il carnevale. Alcuni sono in maschera, altri no; davanti a loro si apre il Canal Grande. E' un quadro della metà del 1800 acquistato da Theo a un'asta.
Non è di straordinaria bellezza, eppure ha una forza che impedisce a chiunque di distogliere lo sguardo dai personaggi dipinti. e in particolare da alcune figure che sembrano intrappolate all'interno di esso.
Dopo aver letto "La donna in nero" ero stata attratta dalla trama di questo successivo (parecchio successivo, scritto infatti dopo ben 25 anni) libro di Susan Hill. A mio parere l'idea è anche intrigante, ma la storia è poco sviluppata ed alcuni punti non si comprendono neppure benissimo, ad esempio non si capisce in base a quale logica si venga prescelti per...ma non dico altro.
Credo che il romanzo avrebbe dovuto regalare al lettore una sensazione di inquietudine maggiore, proprio come era riuscito a fare "la donna in nero", manca quel Quid che lo avrebbe migliorato di certo.

mercoledì 14 aprile 2010

La donna in nero - Susan Hill

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Tremarella tremarella, mentre leggevo il mio gatto ha fatto cadere un libro ed ho fatto un salto fin sopra il lampadario.. .
Incipit: Erano le ventuno e trenta della Vigilia di Natale. Mentre attraversao la lunga anticamera di Monk's Piece proveniente dalla sala da pranzo,dove avevamo appena gustato il primo dei gioiosi pranzi festivi e diretto al salotto, dove la mia famiglia era ora riunita intorno al caminetto, mi fermai e, come faccio spesso la sera, andai al portone d'ingresso, lo aprii e uscii.
Trama:
Il giovane avvocato londinese Arthur Kipps viene incaricato dal suo capo di recarsi in uno sperduto villaggio per presenziare ai funerali di un'anziana cliente e occuparsi della gestione dell'eredità. La signora Drablow, da poco vedova,  sin da dopo le nozze viveva da reclusa in una lugubre dimora circondata da nebbiose paludi. Per Arthur, in procinto di sposarsi, è l'occasione di dimostrare finalmente le sue capacità. Così, quando al suo arrivo s'imbatte in una strana reticenza riguardo alla casa e alla sua, ormai ex,  eccentrica abitante, non se ne cura più di tanto. Né lo turba la presenza, al funerale, di una donna misteriosa e di antica bellezza di cui nessun altro sembra accorgersi. Ansioso di svolgere il suo incarico con efficienza e rapidità, Kipps decide, contro il parere di tutti, di fermarsi a dormire nella casa disabitata. Saranno notti da incubo, perché il terrore è una nebbia avvolgente come un sudario, il gemito del vento, il gracchiare di orridi uccelli, il pianto di un bambino, uno scalpitio lontano, un fruscio di vesti... Una donna in nero.
Commento: che dire? personalmente l'ho trovato ben costruito. La trama inizia con semplicità e scene normali e serene, via via, però, la figura della donna in nero diviene sempre più inquietante fino a giungere al colpo di scena finale.

lunedì 12 aprile 2010

Accabadora - Michela Murgia

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Il tema trattato in questo romanzo d'esordio della Murgia è l'eutanasia.
Così dicendo si immagina di trovarsi davanti ad una stori pesante e troppo impegnativa. Ma questa volta ero caduta in errore.
La protagonista del romanzo è Bonaria Urrìa, anziana donna della Sardegna degli anni '50. Agli occhi della sua fill'e anima, Maria, la Tzia Bonaria è una sarta, ma, nella realtà, tutti sanno che la  donna è molto meglio nota in paese per essere l'Accabadora, ossia colei che accompagna alla morte, l'ultima madre.
In un racconto breve di sole 160 pagine, la scrittrice riesce a scatenare nel lettore una miriade di sensazioni, di domande e anche di risposte.
Ho apprezzato molto la scrittura della Murgia la quale con semlici tratti riesce a rendere chiaramente le caratteristiche di tutti i  personaggi e dei luoghi. Pare di sentire gli odori dell'uva e dei dolci che vengono preparati nelle cucine delle donne sarde.
Anche se il tema è l'eutanasia, fa da protagonista della storia la colpa, quella conosciuta e quella segreta, quella per aver commesso un atto e quella per avervi assistito.
Una delle frasi più belle di Bonaria Urrìa è "Non dire mai: io di quest'acqua non ne bevo", un  caposaldo della mia filosofia di pensiero :-)

mercoledì 7 aprile 2010

L'Abbazzia di Northanger - Jane Austen

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Ho letto quasi tutti i romanzi della Austen e devo dire che nessuno e neppure leggermente simile all'altro. Questo romanzo, uscito verso la fine, ma suo primo in ordine di scrittura, mostra una Jane frizzante e molto molto ironica.
La storia è quella di Catherine Morland, una giovanissima donna che si affaccia alla vita di società a Bath.
Catherine è una semplicissima ragazza di provincia nè troppo bella nè troppo perspicace e intelligente, ma è anche un'amante dei romanzi gotici (viene qui spesso menzionato il romanzo "I misteri di Udolpho" di Anne Radcliffe).
La giovane si crede un'eroina da romanzo e vive ogni sua esperienza immaginando situazioni inesistenti.
Questa storia è un pò una parodia dei romanzi sentimentali dell'epoca, e ciò lo vediamo dall'esasperazione dei personaggi femminili, capricciosi e svenevoli, ma anche una parodia del romanzo gotico.
Assolutamente odiosi i due fratelli Thorpe, Isabelle e John, ma fanno sorridere anche i loro modi di fare.
Trovo che questo romanzo riveli tutta l'ironia e la brillante intelligenza della Austen e l'ho gradito molto.

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