venerdì 10 ottobre 2014

LA FENICE ROSSA - Tess Gerritsen

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Incipit: E' tutto il giorno che la osservo. La ragazza non dà segno di essersi accorta di me. Eppure la macchina che ho noleggiato è ben visibile dall'angolo in cui si è incontrata oggi pomeriggio con altri adolescenti dall'aria annoiata.. Sembra più giovane dei suoi compagni, forse perchè è asiatica e di corporatura minuta. Ha diciassette anni, ma è uno scricciolo. Ha i capelli neri tagliati corti, alla maschietta, e un paio di jeans stinti e strappati. Non perchè sia di moda, ritengo, ma perchè devono essersi consumati a furia di usarli e di vivere per strada.


Da tempo mi ripropongo di andare avanti con la lettura dei romanzi della serie dedicata a Jane Rizzoli e Maura Isles, ma qualcosa, arrivata a questo punto, mi bloccava, ossia il fatto che non ho mai amato le storie ambientate a Chinatown o riguardanti la mafia cinese o simili. Il punto è che mi ci perdo proprio tra le leggende orientali, le usanze, i cibi. Sarà di certo un mio limite, ma tant’è…
Ad un certo punto, però, ho deciso che era più la voglia di condividere ancora una volta le avventure delle mie beniamine che il disagio verso l’ambientazione delle stesse.
Eccoci quindi insieme a Jane, Maura, Frost e il nuovo asiatico ispettore Johnny Tam, a rincorrere sui tetti di Chinatown un misterioso giustiziere armato di spada e…che altro?
Una sconosciuta viene trovata morta sul tetto di un edificio del quartiere cinese, ma non un edificio qualsiasi, bensì quello in cui si trovava un tempo La Fenice Rossa, il locale in cui, anni prima, era stata compiuta una tremenda strage. Cinque vittime, apparentemente non collegate tra loro.
Durante l’autopsia Maura trova sugli abiti del cadavere della sconosciuta uno strano capello argenteo che non pare umano, ed è questa l’unica traccia alla quale la polizia deve appigliarsi per risolvere il caso.
Tra miti e leggende, giustizieri venuti dal passato, rapimenti e sparizioni, finalmente i nostri eroi arresteranno il colpevole? Ma soprattutto il colpevole rappresenta il male o il bene?
Questo il punto focale del romanzo. Come sempre Tess Gerritsen ci racconta una storia e ci fornisce degli spunti di riflessione importanti seppure celati tra le righe di un racconto poliziesco.
La cosa che apprezzo in queste storie è il maturare dei personaggi. Ogni volta è come se li conoscessimo sempre meglio, se entrassimo sempre più nel loro intimo e nella loro quotidianità. E’ per questo che li sentiamo come fossero ormai dei nostri amici.
Lettura consigliata, ma ritengo che questi romanzi vadano letti in ordine poichè, sebbene non ci sia un legame tra l’uno e l’altro, si apprezzano di più se si accompagnano i protagonisti dalla prima all’ultima storia.

La serie dei romanzi con protagonista Jane Rizzoli

domenica 5 ottobre 2014

LA VARIABILE COSTANTE - Vincenzo Maimone

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Incipit: La voce dello speaker richiamava l’attenzione dei ritardatari invitandoli con una certa sollecitudine a recarsi all’imbarco. Cognomi originari delle più svariate nazionalità, e spesso dalle improbabili pronunce, si susseguivano negli annunci…

Giallo è il colore predominante della casa editrice Fratelli Frilli e gialli sono anche i toni della storia che vede la luce grazie alla penna di  Vincenzo Maimone nel suo “La variabile costante”. Romanzo scoperto assolutamente per caso alcuni giorni fa grazie alla manifestazione del Buk festival tenutosi presso il cortile di Palazzo Platamone nel pieno centro di  Catania.  Festival svoltosi nel corso di tre calde giornate autunnali e che ha visto come protagoniste piccole e medie case editrici locali e non.
Per ben due volte ho mancato la presentazione del libro di Maimone (che spero non me ne vorrà), ma, in questo caso, forse, leggere il romanzo senza aver prima conosciuto la storia e la natura dei personaggi, ha fatto sì che mi facessi un’idea tutta mia dei fatti e dei caratteri di ciascuno dei protagonisti.

In breve e senza anticipare troppo, la vicenda parte con l’uccisione di una giovane donna. Gli elementi portano a pensare ad un delitto passionale, ma, via via che le indagini prendono corpo, si prefigura una situazione molto più complessa del previsto. Il Commissario Costante si troverà quindi coinvolto in una storia che da Acireale arriva ad affondare le sue radici fino a Milano. Amori, amici, digressioni filosofiche, accompagnano la narrazione della vicenda poliziesca.

Se dovessi stilare un ordine di preferenza tra i vari personaggi, metterei al primo posto di sicuro una figura/non figura che è quella del demone socratico, una sorta di grillo parlante al contrario, una vocina sarcastica, cinica e realista che punzecchia di continuo il professor Tancredi Serravalle, caro amico dell’altro protagonista (perché la particolarità di questo romanzo sta secondo me proprio nel fatto che non ci sia un unico eroe della storia) il commissario di polizia Giacomo Costante.
Costante è un personaggio sicuramente positivo, riflessivo, schietto e per questo sereno e in pace col mondo, in fondo, e con se stesso. Felicemente fidanzato con Carla, amato dai suoi uomini e sicuro del fatto suo per quanto sempre pronto a mettersi in discussione.
Tancredi Serravalle è, invece, il personaggio più oscuro, più tormentato. Una brava persona, un uomo che ha a che fare giornalmente con giovani studenti, ma anche un uomo insofferente nei confronti dei superiori i quali, sovente, si dimostrano soggetti di scarsa consistenza e che,  però, in virtù dei poteri loro conferiti, ne usano e ne abusano mostrando in tal modo la piccolezza del loro essere. 
Ma non immaginate adesso Tancredi come un personaggio ombroso, tutt’altro. Il professor Serravalle è aperto, divertente e autoironico, grazie soprattutto agli interventi del suo sopra citato “demone socratico”.
Eccovene un esempio:
“Serravalle guardò l’orologio. Si era trattenuto in commissariato un po’ più di quanto aveva previsto e adesso gli sarebbe toccato raggiungere la scuola con passo veloce. “ma porca troia!”, commentò il suo demone socratico, la cui stanchezza ravvivava il suo eloquio. Iniziò a percorrere Corso Umberto mantenendo un ritmo brillante. Ben presto all’andatura da dressage, Tancredi sostituì un vivace trotto, seguito di lì a poco da un forsennato galoppo. (…)Arrivò davanti al portone della scuola esibendosi in una agile derapata. La camicia era fradicia di sudore. Il bidello lo guardò esterrefatto alzando gli occhi al cielo, in un misto di compassione e sdegno”

L’ambientazione del romanzo spazia da Acireale a Milano, passando anche per l’aeroporto di Catania. La descrizione dei luoghi è una delle cose che più mi ha colpito e affascinato. Di seguito un passo tratto dal romanzo:
“Le luci di corso Umberto cominciavano a riflettersi sul basalto reso lucido da una leggera pioggerella caduta nel pomeriggio. Il trolley saltellava sulla pavimentazione irregolare del marciapiede. La luce calda di una vetrina esaltava una scena agreste raffigurata su un piatto ovale di ceramica artigianale. Il rosso vivo e il blu intenso delle decorazioni della terracotta di Santo Stefano di Camastra davano forza e corpo alla semplicità del soggetto raffigurato. Un laboratorio di pasticceria esponeva una ricca composizione di frutta martorana. Una natura morta, con frutta e ortaggi che scatenavano i desideri voluttuosi di golosi impenitenti.”

Che altro aggiungere se non il consiglio di leggere questa storia, in fondo leggera, ben congegnata e con personaggi che restano nel cuore del lettore il quale, di sicuro, aspetta di sapere cosa accadrà nella prossima avventura di Costante e Serravalle.

QUATTRO CHIACCHIERE CON L'AUTORE
VINCENZO MAIMONE
Laureato in Filosofia. Ricercatore in filosofia politica presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Catania. Autore di vari saggi e articoli su riviste scientifiche. Ha pubblicato due romanzi, Un nuovo inizio (Sampognaro e Pupi) selezionato come semifinalista al Premio Scerbanenco, e L'ombra di Jago (Sampognaro e Pupi). Appassionato di cucina, ama andare in giro in sella alla sua Harley Davidson.

Intanto un saluto a Vincenzo Maimone e partiamo subito con le domande:
       D. Solitamente nei romanzi c’è sempre qualcosa di autobiografico, seppure solo nel modo di pensare dei personaggi e non necessariamente nei fatti che accadono durante la narrazione. Mi chiedevo se Costante e Tancredi sono due parti di una stessa persona ossia di un “come siamo” e di un “come vorremmo essere”
R. Costante e Tancredi, che ormai vivono di vita propria e hanno assunto una piena maturità caratteriale, condividono alcuni tratti del loro autore. Sebbene siano diverse  le cose che ci accomunano, tuttavia, lo sforzo che caratterizza la mia struttura narrativa è quello di presentare al lettore diverse prospettive. La prova è data dal fatto che il lettore tende ad affezionarsi ad entrambi i personaggi (e ciò mi inorgoglisce), ma non  nella stessa misura (e ciò mi rende ancora più fiero).

2      D. La figura del demone socratico, che è in fondo il terzo protagonista del romanzo, è un po’ forse quella parte di noi stessi che ciascuno è costretta a far tacere per quieto vivere? Secondo Maimone sarebbe più giusto dare voce al nostro demone socratico o è meglio lasciarlo lavorare sempre in sordina?
R. Credo che il ruolo che “il demone socratico” si è ritagliato nelle mie storie rappresenti una ragionevole mediazione tra convenienza, opportunità e sincerità a tutti i costi. Il suo realismo è utile a frenare gli slanci idealisti di Serravalle e, in un certo senso, lo proteggono da una parte da voli inutilmente rischiosi, dall’altro da un servile asservimento alle logiche burocratiche.

3          D. Ho letto che tra i romanzi precedentemente pubblicati c’è “L’ombra di Jago”, altra vicenda di Costante e Serravalle. Dalla trama pare però che non sia la prima. Qual è la giusta sequenza? E avremo un seguito a La variabile costante?
R. “La variabile Costante” è il terzo romanzo della serie che vede come protagonisti il commissario Costante e il professor  Serravalle. La sequenza corretta è la seguente:

“Un nuovo inizio”; “L’ombra di Jago”; “La variabile Costante”.

4             D. Aggiungo una quarta domanda che non avevo inizialmente previsto e che riguarda il titolo. Mi pare che “La variabile costante” possa attribuirsi sia alle vicende che via via il lettore potrà scoprire leggendo il romanzo e che riguardano in particolare dei codici da decifrare (se possiamo dirlo), ma sia anche allo stesso commissario Costante. E’ così? O è semplicemente un gioco di parole che vuol farci pensare ciò? (se non sono stata troppo contorta).

R. Come accade spesso (direi sempre) nei miei romanzi il titolo ha diverse chiavi di lettura. In questo caso il titolo rimanda certamente alla trama (ma mi fermo qui); si riferisce alla centralità della figura di Costante in questa storia ma anche, e forse soprattutto, “la variabile costante” rappresenta una sorta di sinonimo, di definizione alternativa di quella che siamo soliti chiamare “vita”. Detto altrimenti, ci illudiamo di poter controllare ogni aspetto della nostra esistenza, Seguendo una sorta di approccio deterministico, consideriamo la nostra esistenza come una lunga serie di elementi fissi, costanti, misurabili con precisione, e dunque pienamente controllabili. Dimentichiamo di vivere al contrario entro un orizzonte “quantistico” dove l’unica, e sola, costante è la variabilità. Non si tratta di una concessione al fatalismo, bensì un richiamo ad una piena e matura accettazione del peso e della responsabilità delle nostre scelte.

Un ringraziamento e un grosso in bocca al lupo a Vincenzo Maimone e ai suoi personaggi

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