lunedì 5 ottobre 2009

La cugina - Ercole Patti

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La "poesia malinconica" racchiusa nei libri di Ercole Patti è di una bellezza,a mio parere, indescrivibile.
L'amore carnale tra Enzo e Agata, due cugini, che sin da piccoli sono uniti da una passione che li ha legati nel tempo fino alla fine dei giorni, è il tema dominante. Forse un amore che andava oltre quei fugaci incontri, del quale non si sono resi conto entrambi.
Nei romanzi di Patti che ho letto fino ad ora è sempre presente una sorta di esaltazione della gioventù e non tanto dal lato spirituale quanto da quello fisico e tutte le sue storie sono permeate da una nostalgia che si insinua nell'animo di chi legge.
Sono meravigliose le immagini della natura che lo scrittore dipinge quasi avesse un pennello più che una penna e quando parla del sole pare proprio di sentirne il calore.
Ercole Patti è uno scrittore che si ama o si odia, è una questione di pelle, di sensazioni che ad alcuni riesce a trasmettere e ad altri no.
Gli odori ed i colori delle sue storie si sentono e si vedono e per chi, come me, tanti di quei colori, di quegli odori li conosce l'effetto è triplicato. Un esempio si ha quasi all'inizio del romanzo quando Enzo, sente giungere l'odore sprigionato dalle magnolie della Villa Bellini. Quello è un odore che si conosce sin da piccoli se si vive a Catania, un profumo che diventa negli anni "il profuno della Villa Bellini".
Sarò più nostalgica di Patti, è vero, ma non saprei descrivere altrimenti quello che la lettura dei suoi romanzi riesce a suscitare in chi lo apprezza.


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