giovedì 5 luglio 2012

INCUBO BIANCO - Lars Rambe (recensione di Claudia Peduzzi)

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Con pazienza, perseveranza, un pizzico di fantasia e una buona dose di **** (altrimenti detta fortuna) mi sono guadagnata il premio del concorso fotografico di maggio. Nel giro di pochissimi giorni il libro in palio è arrivato e ho scoperto che Tutteleletture aveva scelto per me un thriller svedese. Come quasi tutti mi sono appassionata a questo filone grazie alla trilogia di Stieg Larsson. Non so se sia stato lui ad avviarlo o se abbia solo contribuito a far uscire il genere dai confini nazionali, fatto sta che da allora siamo invasi da autori svedesi “in testa alle classifiche”. Probabilmente, visto il clima, sono un popolo che passa molto tempo in casa a leggere...
Io ho maturato altresì la convinzione che non si tratti di un paese cosi idilliaco e privo di delinquenza come le statistiche vorrebbero farci credere. Penso che, per mezzo di un regime molto repressivo, riescano a contenere la microcriminalità, ma che in compenso ad alto livello siano frequenti intrighi di vario tipo, soprattutto economico-politici. Penso anche che la stampa sia sottoposta ad una rigida censura e che la “letteratura d'evasione” sia diventata un mezzo attraverso cui denunciare la situazione senza compromettersi apertamente. Nessuno mi toglierà mai il dubbio che la morte di Larsson non sia stata accidentale. E' davvero strano che uno scrittore muoia nello stesso identico modo di uno dei suoi personaggi letterari … ma forse mi sono solo eccessivamente appassionata al genere.

Da parte sua l'autore di Incubo Bianco mette subito le mani avanti dichiarando che il suo è solo un romanzo e che ogni riferimento a fatti realmente accaduti è, come si dice, puramente casuale. Nello stesso tempo ci tiene anche a sottolineare che non solo i luoghi, ma anche alcuni personaggi pubblici sono reali. Io lo chiamo: lanciare il sasso e nascondere la mano.

Nel complesso non è il miglior giallo svedese che mi sia capitato di leggere. Ramble è un avvocato e il suo stile narrativo ne risente risultando eccessivamente impersonale e privo di pathos. La vicenda ha per sfondo una tranquilla cittadina non lontana da Stoccolma dove  i fatti di cronaca nera non sono certo all'ordine del giorno. Il giovane giornalista Gransjoe, di recente trasferitosi dalla capitale, è alle prese con la notizia clou del momento: la riconversione a fini residenziali dell'area  occupata dal reggimento cittadino in via di smantellamento. In passato un'analoga trasformazione aveva interessato il complesso dell'ex-manicomio e in cerca di parallelismi Gransjoe s'imbatte in un cold case, un duplice omicidio risalente agli anni '60. Ignaro dei fragili equilibri che va a smuovere il giornalista riporta il caso all'onore delle cronache innescando una serie di eventi criminali apparentemente slegati tra loro. Piano piano ogni tessera trova la sua collocazione nel mosaico finale e il meticoloso Ramble  non dimentica proprio nessuno senza tuttavia riuscire mai a coinvolgere emotivamente il lettore.

Se gli efferati delitti possono effettivamente essere frutto solo della fantasia dell'autore, i retroscena legati alle speculazione immobiliari sono abbastanza plausibili e pensando a quanto sono comuni in Italia possiamo consolarci pensando che, quando c'è di mezzo il denaro, tutto il mondo è paese.

Voto 6,5

1 commenti:

HermioneGinny ha detto...

Dalla Millennium Trilogy:
"La democrazia svedese si fonda su un'unica legge, la Ygl, la legge costituzionale sulla libertà d'espressione che sancisce il diritto inalienabile di dire, pensare e credere qualsiasi cosa. Questo diritto riguarda tutti i cittadini svedesi, dai nazisti agli anarchici che tirano le pietre, con tutti quelli che ci stanno in mezzo. Tutte le altre leggi costituzionali, per esempio, sulla forma di governo, sono soltanto decorazioni pratiche della libertà d'espressione. Quella della libertà d'espressione è la legge con cui una democrazia sorge e cade."

La Yttrandefrihetsgrundlagen (Legge fondamentale sulla Libertà d'espressione) è una legge piuttosto recente (1991).


Per quanto riguarda il welfare, credo che noi potreo solo continuare a sognarcelo...

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