mercoledì 26 maggio 2010

Morituri te salutant - Danila Comastri Montanari

Reazioni: 
Ero davvero curiosa di leggere questa seconda avventura del nostro Publio Aurelio Stazio, Senatore dell’antica Roma e, anche questa volta non sono rimasta delusa!
In questo episodio Publio Aurelio si trova costretto, pur aborrendo la violenza sugli spalti, ad assistere ai giochi dei gladiatori per non fare un torto all’Imperatore Claudio.
Durante un combattimento, però, uno dei gladiatori più acclamati, Chelidone, muore ancora prima di iniziare il suo duello col gladiatore Quadrato, un poveraccio finito nell’arena per delitti mai commessi e che si dava ormai per spacciato.
Convocato dallo stesso Imperatore Claudio (antico maestro di lingua etrusca di Aurelio), il Senatore Stazio viene insignito di un potere speciale per svolgere le indagini in piena libertà in tutta l’Urbe.
Coinvolti in questo caso avremo: la giovane e bella mima Nissa, pronta a tutto pur di avere fama e successo e grande ammaliatrice di folle; la guerriera Arduina, ex principessa britanna ora gladiatrice; il lanista Aufidio; il medico Crisippo; i gladiatori Ercole, Gallico, Quadrato ed Eliodoro; il famoso avvocato Sergio Maurico e la spudorata sorella Sergia; inoltre vedremo apparire l’enigmatica figura di Flaminia (non svelo chi sia) ed assisteremo alle avventure amorose di Paride (contabile del Senatore) e alle mille avventure e uscite di genio di Castore; per non tralasciare i problemi di coppia di Pomponia e Servilio (divertentissime le scene).
Incipit: Il senatore Publio Aurelio Stazio sedeva rigido e un po’ teso, accanto al cavalier Tito Servilio, nella tribuna coperta dietro al palco imperiale.
Come dicevo anche questa storia mi è piaciuta molto, anche se, pure stavolta, non ho visto molti segni della fama di sciupa femmine che si porta dietro Publio Aurelio. Forse è un po’ troppo permissivo e di larga mano con Castore, ma c’è da dire che il servo sa ricambiarlo in maniera esemplare nei momenti più importanti.
Mi ha fatto molto ridere, verso la fine della storia, l’apparizione del piccolo Lucio Domizio di soli cinque anni che stona come una campana e parla di sé come di un grande futuro artista…



Alcune frasi dal testo:



• (parla Castore)…- Grazie domine, ma non ero affatto preoccupato: la veste è tua – lo rassicurò il greco, sparendo nudo nel calidarium, mentre il padrone restava a contemplare con mestizia il misero avanzo della tunica di bisso nuova fiammante da cui il servo era velocemente sgusciato.



• Gli uomini, anche i più onesti ed accorti, quando vengono intruppati come un gregge di pecore, sono pronti a credere a qualunque fandonia che venga ripetuta a lungo e soprattutto in coro, e sposano le cause più assurde pur di non provare la fastidiosa sensazione di nuotare controcorrente. Così si spingevano i soldati ad andare felici alla guerra, così si vincevano le elezioni.

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