lunedì 15 dicembre 2014

IL GIOCO DELLE SETTE PIETRE - Alberto Minnella

Reazioni: 
Incipit: L'eco dei tuoni rimbombava minacciosa fuori dalla porta d'ingresso del ristorante. La pioggia nera di quella notte siracusana si era fatta, per qualche ora, schermo d'acqua e aveva diviso il bene dal male, il mare aperto dalle acque stantie dello stagno.

Prima di entrare nel dettaglio del romanzo che mi accingo a raccontarvi, mi fa piacere dire che la mia continua ricerca di nuove case editrici e la conseguente caccia all'autore ancora non letto, mi ha riservato recentemente gradevoli sorprese. 
Ecco quindi che mi ritrovo a condividere con voi la seconda lettura che ho intrapreso sempre grazie al Buk festival tenutosi a settembre a Catania e sempre proveniente da casa Frilli.
L'autore di cui oggi ho il piacere di parlarvi e che mi ha accompagnata in questi ultimi giorni insieme al commissario Portanova per le strade di Siracusa è Alberto Minnella con "Il gioco delle sette pietre".
Per qualche istante mi sono chiesta come iniziare il mio racconto , da che punto di osservazione far partire il commento a questo romanzo. Poi, ho deciso di seguire l'istinto e  di cercare di trasmettere le sensazioni che quest'ultimo mi ha dato, ancora prima di raccontarvene la trama.
Ciò che vi accade appena cominciate a leggere "Il gioco delle sette pietre" è di sentirvi immediatamente proiettati al fianco di Paolo Portanova nella Siracusa del 1964. Con lui percepirete la cappa di umidità (moddura) che fa inceppare gli ingranaggi della mente, sentirete su di voi la fitta e persistente pioggerellina invernale che inzuppa il trilby del commissario. Gusterete con lui il tanto atteso pranzo, come anche sentirete di avere la bocca impastata o, ancora,  assaporerete il suo sigaro smezzato e vi scoprirete a  provare il suo stesso senso di angoscia.
Stiamo vivendo il capodanno del 1964 e, per quanto in commissariato si faccia ben poca baldoria e si stia brindando pacatamente, l'atmosfera viene rotta dalla immancabile telefonata della signorina Russo, un'anziana donna che è solita procurare inutili allarmi.
Questa volta, però, la Russo è certa di ciò che ha visto: degli uomini hanno ucciso e trascinato via il corpo di  Passanisi, il proprietario del ristorante "La spada blu". L'indagine parte con poca convinzione  a causa dell'incertezza sulla veridicità della notizia, ma, via via che si procede e che la notte diviene sempre meno giovane, agli occhi di Portanova e dell'ispettore Gurciullo, la storia si complica assumento toni sempre più "neri". Delitto di mafia? Ricatto? Forse, e forse anche altro. 
Ma toccherà ai lettori scoprirlo leggendo il romanzo. Soprattutto per comprendere anche il perchè del titolo...
Personaggi molto diversi , ma per certi versi anche  simili, sono quindi Portanova e Gurciullo. Il primo trascina con sè quel male di vivere che solo gli animi più profondi conoscono e del quale mai potranno liberarsi. Il secondo è, invece, un uomo semplice, ma dalla mente molto rapida e arguta. Si percepisce tra i due un forte legame affettivo, sebbene nessuna parola venga volutamente spesa a testimonianza di ciò. Quello tra i due è spesso un dialogo muto, nascosto dietro ad uno scambio verbale di facciata. 
Vale la pena fare la loro conoscenza se si è appassionati dell'atmosfera noir pur non andando tanto lontano da casa...

Passo adesso a presentarvi l'autore parlandovi brevemente di lui e ringraziandolo per essersi prestato a rispondere ad alcune domande

ALBERTO MINNELLA
Nato ad Agrigento nel 1985, ha lavorato come giornalista per il "Giornale di Sicilia" e come critico musicale per Ilmegafono.org, Mag-magazine e Indie for Bunnies. Ha studiato musica a Parigi all'accademia di batteria Dante Agostini. Un suo racconto "Il negozio del fotografo" è stato finalista per il premio Città di Palermo edito dall'Università di Milano e da Subway-Letteratura

Un saluto ad Alberto al quale ho chiesto:

D. da cosa è scaturita la scelta di ambientare la vicenda proprio nel 1964?
E quanto tale datazione può essere impegnativa per l'autore che quegli anni non li ha vissuti?

R. La scelta è stata del tutto casuale. Ho iniziato a scrivere il romanzo su una Olivetti Lettera 32 (datata 1963/1964) a ridosso del capodanno del 2012. Questa scelta ha successivamente richiesto uno studio approfondito sia del periodo storico che della condizione urbanistica e umana di quella Siracusa così lontana da me, attraverso alcune ricostruzioni storiche e tantissimi racconti da parte di ortigiani doc.

D. Pensi di dare il via ad una serie "Portanova"?

R. Ho già scritto un secondo romanzetto con protagonista Portanova ed è nelle mani di Carlo Frilli, il mio editore. Da pochi giorni ho iniziato a pensare alla terza disavventura di questo commissario malinconico.  

D. Scegliere di assegnare al protagonista delle abitudini, delle fobie o dei gusti ben definiti, può essere vincolante per un autore? O, al contrario, essi rappresentano dei punti fermi? Diciamo una sorta di boa dove ogni tanto fare base?

R. Credo sia fondamentale che ogni personaggio, protagonista o meno, debba avere della abitudini, dei vizi, dei pregi e dei difetti e che li debba spendere all’interno della società che lo scrittore gli ha costruito intorno, proprio come succede a noi. Questo sposta un personaggio dall’essere mera finzione a uomo di sangue e carta, tanto da far affezionare o arrabbiare i lettori. 

Ancora un saluto e buona lettura a tutti

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