sabato 4 settembre 2010

La casa di campagna - Joseph Pittman

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Incipit: Da troppo tempo speravo in un cambiamento che scuotesse la mia esistenza stagnante, illudendomi, stupidamente, che potesse avvenire senza privarmi di nulla.
Prima ancora di parlare della trama premetto che ho trovato bellissimo questo romanzo di Pittman, autore che sconoscevo del tutto.
La storia, o meglio le storie, presenti e passate hanno in comune la ferrovia dell’Empire One e l’Hotel Bolton di Turner Junction.
In quei luoghi troppi amori sono nati e finiti tragicamente. Storie passate, segreti e misteri si intrecciano fin nel presente dando vita ad una fiaba, ad una meravigliosa leggenda.
Carson Alden, impiegato di una grande azienda di New York, alla morte della nonna riceve una lettera inattesa che lo mette a conoscenza del fatto che i suoi genitori (deceduti quando lui aveva appena sette anni) gli avevano lasciato in eredità la casa di Turner Junction e un conto in banca da capogiro.
La sua vita cambia improvvisamente soprattutto quando si reca in quel luogo e scopre un mondo fatto di leggende quale quella di colei che tutti chiamano La Duchessa.
Man mano, col passare dei giorni, Carson si sentirà sempre più parte di quel villaggio, di quel luogo incantato che racchiude il suo passato e tanti segreti che via via, con l’aiuto di Lauren, l’agente immobiliare che gli consegna le chiavi di casa, verranno in qualche modo svelati.
Leggendo questo libro ci si ritrova in un’atmosfera calda, confortante.
Una scrittura scorrevole e che cattura l’attenzione evocando immagini passate quasi fossero dei fantasmi visibili nel presente.
Consigliato

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lunedì 23 agosto 2010

Le miniere dell'imperatore - Lindsey Davis

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Incipit: Quando vidi la ragazza che saliva di corsa i gradini pensai che fosse troppo vestita. Era estate inoltrata e Roma sfrigolava come una frittella nell’olio bollente.
Inizia così la prima avventura dell’investigatore Marco Didio Falco, repubblicano nella Roma di Vespasiano.
Nel pieno di una giornata estiva Falco si imbatte in una nobile fanciulla in fuga da due loschi figuri e decide di aiutarla. Si tratta di Sosia Camillina nipote del Senatore Decimo Camillo Vero.
Senza neppure immaginare a cosa stesse andando incontro cercando di soccorrere la ragazza, Falco si ritrova immischiato in un traffico di lingotti d’argento che lo porterà ad investigare fino in Britannia e, in tale frangente, scoprirà un complotto ordito contro l’Imperatore Vespasiano.
In Britannia farà la conoscenza della cugina di Sosia Camillina, Elena Giustina, una donna spesso scontrosa e astiosa nei confronti del nostro protagonista, ma giustificata da un passato decisamente duro al fianco di Azio Pertinace, suo ex marito, al quale si era legata per via di un matrimonio voluto dalla famiglia.
La cosa più bella di questo romanzo sono proprio i personaggi, ho adorato Falco ed Elena, mi hanno fatto sorridere e commuovere. Una storia molto bella, narrata in maniera profonda e allo stesso tempo ironica e frizzante. Un giallo molto ben congegnato contornato una approfondita ricostruzione storica ed una meravigliosa e realistica storia d’amore.
Per la verità ci sono anche altri personaggi molto interessanti come la madre di Falco o il suo amico Petronio. Insomma è uno di quei romanzi dove arrivi davvero a conoscere gli “attori” sia fisicamente che nel profondo e ti pare quasi di essere accanto a loro tra le strade dell’antica Roma ed osservare le ville e i mercati, le bettole e le campagne.
All’inizio del libro si trovano anche delle cartine interessanti, una mostra la configurazione dell’Europa dell’epoca, la successiva ritrae la Roma Imperiale mentre la terza è una sorta di lente di ingrandimento puntata sul Foro Romano.
Grazie a Marica per avermi spinta a leggerlo.
Consigliatissimo!

Alcuni passaggi.

• Credo di essere parente di quasi tutti gli abitanti dell’area che va dal Tevere a Porta Ardeatina. Ho anche una madre naturalmente, ma cerco di non pensarci.

• Le mogli dei senatori si dividono, a mio parere, in tre categorie: quelle che vanno a letto con i senatori, ma non gli stessi con cui sono sposate; quelle che vanno a letto con i gladiatori; alcune, poche, che stanno a casa.

• Molti schiavi stavano rintanati nelle capanne fingendosi malati, alcuni in modo così convincente che smisero di fingere e morirono.

• In effetti, detestavo tutti i mariti delle mie sorelle, ed era una delle ragioni per cui odiavo le riunioni di famiglia. Comportarmi in modo formalmente civile con idioti e buoni a nulla non era precisamente la mia idea di giorno festivo.



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venerdì 20 agosto 2010

Hypnotist - M.J.Rose

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Lucian Glass appena diciannovenne ha perduto la sua amata Solange, trovata da lui stesso sfregiata e moribonda nel negozio di cornici del padre: Andrè Jacobs.
Il senso di colpa tormenta Lucian ormai da vent’anni, non riesce a darsi pace per essere arrivato tardi a quell’appuntamento con Solange, non riesce a perdonarsi il fatto di non averla salvata.
Adesso, agente dell’FBI specializzato in furti di oggetti d’arte, sta dando la caccia ad un misterioso criminale che sta cercando di impossessarsi della statua greca di Hypnos, dio del sonno, che pare essere contesa da più parti e per motivi differenti.
Nel corso di questa indagine lo stesso Lucian si ritrova a sottoporsi a delle sedute di ipnosi che lo riporteranno a rivisitare situazioni vissute in epoche precedenti i cui risvolti lo aiuteranno nella risoluzione del caso.
Cè una blanda storia d’amore con la cugina-sorella di Solange, Emeline Jacobs, ma, anche qui con strani sviluppi che non mi hanno del tutto convinta (prima fra tutte la teoria secondo la quale Solange si sia reincarnata in lei sebbene alla sua morte Emeline avesse già otto anni…).
Onestamente la trama potrebbe essere interessante ed il romanzo si snoda narrando nei diversi capitoli situazioni parallele apparentemente slegate tra loro. Piacevoli le regressioni in periodi passati.
Una pecca, a mio parere, sta nel fatto che alcune delle storie parallele, alla fine, vengono un po’ trascurate e non si collegano tra loro per creare il gran finale.
Insomma mi è piaciuto il metodo narrativo, ma ho avuto l’impressione che ci fosse troppa carne al fuoco da gestire in poche pagine.
Altra cosa che mi ha lasciata perplessa e l’assenza di una descrizione seppure minima del protagonista, nessun accenno, forse lasciata troppo alla libera immaginazione.

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martedì 17 agosto 2010

Lettere d'amore - Katie Fforde

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More about Lettere d'amoreNon so davvero da che parte iniziare
Vogliamo parlare della trama? Ebbene Laura è una ragazza molto insicura, lavora in una libreria che sta per chiudere i battenti e, a quanto pare, è bravissima ad organizzare incontri letterari, anche se il suo ruolo, almeno in uno degli incontri cui assistiamo, è quello di rabboccare i bicchieri dei presenti e servir loro fette di torta!
A quest’ultimo incontro letterario conosce Eleanora, agente letteraria che nota subito in Laura un qualcosa di speciale e comincia ad interrogarla chiedendo un suo parere su alcuni romanzi.
La “brillantissima” Laura allora risponde con due o tre parole per ogni romanzo o autore, stroncando o promuovendo qua e la a seconda dei casi con una sicurezza che poco le si addice.
Dopo questa discussione “approfondita” Eleanora decide di affidare a Laura l’organizzazione di un festival letterario.
Il suo compito principale sarà quello di riuscire a convincere un famosissimo autore, Dermot Flynn, a prendere parte all’evento.
Ora mi fermo e dico che da questo momento in poi ho letto un romanzo quasi comico: Dermot viene definito da tutti “il più grande scrittore irlandese vivente” pur avendo al suo attivo due soli romanzi scritti all’età di diciannove e vent’anni più di quindici anni prima!!
Addirittura un gruppo musicale famosissimo (almeno nel romanzo), gli Ironstone, decidono di partecipare all’evento solo se sarà presente Dermot Flynn!
A questo punto Laura si immola e va alla ricerca del suo autore preferito (tra le altre coincidenze del caso).
Inutile svelare altro della trama, basta dire che la personalità di Laura è pari allo zero assoluto e che il signor Dermot (paragonato addirittura a Mr Darcy, eresiaaa!!!) è spesso un cafone incommensurabile e pure senza motivo.
La più che scarsa autostima di Laura mi ha innervosito come la strafottenza e maleducazione di lui che, alla fine, si trasforma nel più romantico degli eroi da romanzo.
Non parliamo poi della facilità con cui nascono amicizie indissolubili in questa storia (vedi quella tra Laura e Monica che nel giro di poche ore diventano le migliori amiche l’una dell’altra), e che dire della assoluta rigidità dei genitori di lei, odiosi! Solo la madre, alla fine, si salva un po’, ma è una figura triste davvero.
Laura poi, che altro dire di lei? In pochi mesi diviene organizzatrice del festival, editor (dopo un lungo ed intensivo corso di ben due giorni!!) e collaboratrice in un corso di scrittura ove rivela spiccate capacità anche nello scrivere, insomma un fenomeno di donna che, dal canto suo, continua a pensare di valere poco più di una lumaca per tutto il corso del romanzo.
Ho sentito tessere molte lodi per la Fforde e questo è il suo primo libro che leggo, sono certa che sarà stato uno sfortunato caso per cui ne leggerò un altro per potermi ricredere, ma questo libro è stato purtroppo un po’ deludente.
Unica nota positiva è il fatto che parlasse molto del mondo dell’editoria.


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