domenica 1 agosto 2010

Parce sepulto - Danila Comastri Montanari

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More about Parce sepultoIncipit: Comodamente sdraiato su un divano del tablino, il senatore Publio Aurelio Stazio sorbiva a piccoli sorsi il Falerno caldo dalla sua coppa, annuendo di tanto in tanto.

Roma, autunno dell'anno 45 dopo Cristo. Invitato alle nozze di Lucilla e Ottavio, figli adottivi del retore Arriano, il senatore Publio Aurelio Stazio ha la sgradita sorpresa di inciampare nell'ennesima "scena del crimine". Stavolta la vittima è la stessa Lucilla, che Aurelio rinviene cadavere in una vasca di fango cosmetico. A prima vista sembra che la ragazza sia stata stroncata da un malore. Tuttavia, cosa significa quel dito di Lucilla puntato verso l'alto, come a indicare qualcosa, o qualcuno? E quale segreti nasconde Camilla, la sorella gemella di Lucilla, perfettamente identica a quest'ultima? E perché Arriano si affanna a nascondere ogni traccia del suo passato? Quando poi le morti misteriose iniziano a moltiplicarsi Publio Aurelio comincia a convincersi che, forse, non si è trattato di morte naturale ed inizia la sua indagine con la solita arguzia che lo contraddistingue.
Coadiuvato come sempre da Castore e Paride (due uomini totalmente opposti) Publio Aurelio, tra mille peripezie e situazioni tragicomiche, giungerà alla fine a smascherare il colpevole compiendo, in questo episodio, un atto da vero eroe.
Una figura che questa volta ha avuto poco rilievo è quella di  Pomponia.
Molto interessante invece il tema delle riforme scolastiche, di certo abbastanza attuale...
In quest'avventura assistiamo inoltre ad alcune situazioni che vedranno il nostro Senatore molto più audace ed esplicito nei confronti dell'altro sesso. Si parlava tanto della sua fama di latin lover, era ora che qualche cosina accadesse!
Alcune tracce dal testo:

* (Castore che parla a Publio Aurelio)...C'è chi, per incantare una bella femmina, comincia con inagraziarsene i figli: sembra che tu, invece, abbia deciso di partire dalla nonna - lo canzonò Castore...
* I romani sono molto indulgenti coi vizi altrui, nella speranza di farsi perdonare i propri. Sappiamo bene, noi avveduti quiriti, che a giudicare troppo severamente, si finisce, prima o poi, per cadere vittime delle nostre stesse condanne.


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1 commenti:

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