giovedì 22 luglio 2010

Jane e il mistero del Reverendo -Stephanie Barron

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More about Jane e il mistero del ReverendoIncipit: E’ una verità universalmente riconosciuta che un’aspettativa piacevole è di solito preferita alla sua eventuale realizzazione, poiché a tale realizzazione segue inevitabilmente il ripristino delle abitudini quotidiane, rese ancora più gravose dai diversivi medesimi di cui si è beneficiato di recente.

La famiglia Austen si sta recando in vacanza a Lyme Regis, ma durante il viaggio la carrozza si ribalta e la povera Cassandra rimane ferita. Jane, quindi, in compagnia del cocchiere, si reca presso l’abitazione più vicina per chiedere aiuto. Qui fa la conoscenza del proprietario, Mr Sidmouth, un tipo rude, inquietante, ma affascinante.
Nei giorni a venire una serie di eventi funesti scuotono la tranquillità della piccola cittadina di mare, infatti un uomo viene trovato impiccato sulla riva e, accanto a lui viene rinvenuti un giglio bianco.
I sospetti ricadono sul “Reverendo” un’enigmatico personaggio la cui identità è sconosciuta a tutti e che si occupa dei traffici di contrabbando gestendo l’attività dei cosiddetti Gentiluomini della notte.
Ma chi si cela dietro la figura del Reverendo? Tutti pensano a Mr Sidhmouth, ma Jane non vuole crederci per cui tenterà il tutto per tutto, mettendo persino a repentaglio la propria vita per scoprire la verità, in considerazione del fatto che un altro omicidio, con le stesse caratteristiche del primo, ha condotto al terrore gli abitanti di Lyme.
Un secondo episodio forse anche più avvincente del primo. La scrittura della Barron ci fa perdere tra le righe arrivando quasi a pensare di avere davanti un’opera della stessa Austen. I personaggi sono perfettamente delineati, l’arguzia di Jane la rende un personaggio affascinante al quale ci si affeziona. Inoltre, in questa seconda avventura la nostra eroina sentirà battere il propri cuore, sebbene, per rimanere fedeli alla storia di Jane, la vedremo costretta a rinunciarvi.
Un particolare interessante: nel libro “Strane creature” di Tracy Chevalier in cui si narra la storia della giovanissima Mary Anning che a soli undici anni scoprì il primo ittiosauro, si legge, tra le note finali, che proprio in quel periodo la Austen si trovò a passare in quelle zone in vacanza con la famiglia.
Nel libro della Barron, al contrario, vi è una nota nella quale, parlando dei fossili, si attribuisce a Mary Anning la grande scoperta in campo geologico.
E’ stato molto bello trovare questo parallelismo, mi è parso come se i due romanzi si fondessero ed i personaggi si incontrassero per caso per le strade di Lyme senza però riconoscersi.

Alcuni passi dal testo.

Era la caricatura della nostra epoca: un gentiluomo di debole intelletto che imitava l’apparenza della nobiltà per celare la mancanza di sostanza



• Com’è possibile che i nostri cuori palpitino alla vista di tutto ciò che è bello, rapido e audace, volgendo le spalle alla stolida prevedibilità di ciò che è mediocre e consueto? Solo Eva, nell’atto di cogliere la mela, potrebbe fornire la risposta.



• Ho notato che gli uomini sono molto disponibili se credono di rendere un servigio a una gentildonna, mentre si rifiutano se sentono di essere semplici pedine, benché molto spesso sia proprio questo il caso.



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