giovedì 29 marzo 2012

Dalla scrivania di Jack

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ANGELI DA UN'ALA SOLTANTO
Sciltian Gastaldi

Inizio con il dire che è il primo libro che leggo a tematica lgbt, e mi ha letteralmente catturato dall’inizio alla fine. I protagonisti sono Francesco detto Chicco, ed Emanuele detto Lele, due diciannovenni che sono spinti dal reciproco amore oltre i confini dei sessi! Nel libro si narra la genesi di questo amore, le avventure, i litighi, i viaggi, le speranze che man mano si vanno sgretolando. Ogni parola sembra calibrata e messa li con meditazione arguta, talvolta trascendendo anche nel mieloso e nel quasi pesante. Sono anche io un diciannovenne ahime e mi ritrovo a essere scettico su alcuni punti tipo l’irruenza con cui questa amore viene vissuto, quasi fosse un ossigeno per l’anima, un palliativo per il pulsare del l’organo involontario del genere umano che non si comanda ma che si lascia trasportare irrazionalmente dalle passioni. Si, potrebbe essere un libro degno del romanticismo si è spinti dalla voglia di lasciarsi andare dalla passioni irrazionali annullando la ragione in nome dell’amore, quello VERO!. Può questo amore tanto forte essere solo un abbaglio o c’è reale sostanza oltre due corpi che si cercano per sfogare i primigeni impulsi sessuali? Non vi resta che scoprirlo leggendolo, unica nota negativa è il fatto che è fuori catalogo…un’ultimissima cosa che apprezzo è il mettere le musiche alla fine del libro e l’inserire i dovuti ringraziamenti con la spiegazione delle disavventure che hanno portato alla creazione del libro.

“Innamorarsi vuol dire saper essere ingenui. Significa sapersi fidare. E questo esclude ogni criterio di saggezza, di cautela, di preparazione. È buffo. La gente può passare tutta una vita alla disperata ricerca di un amore, di una storia, di una relazione in cui l’altro diventi parte di sé e viceversa, salvo poi – quando sembra che le cose stiano per andare bene – avere una gran paura di innamorarsi. Si ha paura di perdere un qualcosa che ancora non si ha. Perché le persone hanno bisogno di certezze? Forse perché senza una certezza, una qualsiasi, non sarebbe possibile essere in errore. E in fondo una storia d’amore cos’è se non il susseguirsi di tante piccole certezze, da poter snocciolare tra le dita come i grani di un eretico rosario? Un rosario rovente, che può lasciare segni di ustioni profonde sul candore della pelle di chi, adolescente, si affaccia per la prima volta ai misteri, alle gioie, ai peccati di quel rosario. Ma tutto si cheta col tempo. Il tempo, questo grande alleato. Dopo un po’ che continuiamo a scorrere quei grani, non li percepiamo più così caldi, non sentiamo più dolore e sulla nostra povera pelle bianca, non vediamo più nascere striature viola là dove l’ultimo grano è passato. È il tempo che passa, lasciando le cose apparentemente immutate e immutabili, mentre in realtà niente è mai uguale a se stesso, neanche dopo pochi istanti trascorsi soprappensiero. Il problema dell’amore è che quando il tempo riesce a fare il suo corso, si diventa insensibili non solo al dolore, ma anche a qualunque tipo di emozione, di passione, di percezione. È come se il tempo non si limitasse a strusciarsi addosso a noi, ma succhiasse via la nostra capacità di sentire il calore intorno. Ci si vaccina, si diventa aridi, algidi. Per prepararsi a nuove sofferenze, forse. O per difendersi da vecchi ricordi. Buffo. Quando lo si maneggia troppo, l’amore diventa poi intangibile. Quasi che la nostra vecchia pelle, alla lunga, assuma quella forza necessaria per spezzarne i grani, per renderlo immateriale, immaginario, etereo. Ma quando quel rosario cede sotto le nostre dita e quei grani si liberano da noi, rimbalzando nello spazio, nel tempo e nei ricordi, allora sì che ci rendiamo conto di quanto fosse piacevole passare le ore, le giornate, le settimane, i mesi e gli anni a carezzare quei freschi chicchi di vita, così tranquillizzanti per un nostro equilibrio interiore.”


“Non si mettono al mondo sempre e solo grandi avvocati, cardinali, notai o premi Nobel. Ma possono capitare grandi avvocati gay, notai bisessuali o premi Nobel lesbiche. E in quanto ai cardinali, trovamene uno che non sia pedofilo!”

“Dovrei stracciarla questa lettera? E a cosa servirebbe? Questa lettera è il fallimento di due intelligenze, la negazione di due storie. È la morte di un sogno comune, di mille progetti. È Tanathos che sconfigge Eros. È il nulla. Il grigio. Non esisterà mai più Emanuele Stracony. Non esisterà mai più un Emanuele Stracony. Come non esisterò mai più io. Cancellato da pochi grammi di inchiostro ordinato in bello stile su fogli bianchi da stampante. Sei contento, adesso, angelo perverso? Hai coronato il tuo disegno di unione dell’alfa e dell’omega. Mi hai avvicinato, mi hai chiesto di prenderti per mano e io l’ho fatto, ignorando che eri tu in realtà a prendere per mano me. Mi hai fatto alzare camminare piroettare attorno al tuo infinito ego. E io ho ballato, ballato, ballato. Fissandoti in quei tuoi malefici meravigliosi occhi, mi hai sfinito. Occhi da mantide, altro che cerbiatto. Sono diventato quello che non ero per te. Ho rinnegato le persone e i valori che mi accompagnavano. Ho cambiato i miei gusti, i miei tempi. Questo stupido cuore ha preso a battere sul ritmo dei tuoi sguardi. Che ingenuo. Che idiota sono stato. Mi hai proprio fottuto, Lele. E ora, ora è troppo tardi. Mi sono reso conto troppo tardi di che tipo di belva eri. Mi hai succhiato via il cervello a poco a poco, svuotando prima la mia personalità, poi tutto il resto. Mi avevi in pugno. Mi hai stritolato.”

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