mercoledì 21 marzo 2012

DALLA SCRIVANIA DI JACK

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PALOMAR
Italo Calvino

Palomar è un importante osservatorio astronomico poco lontano da Los Angeles. Palomar è il protagonista che titola un romanzo di Italo Calvino. Palomar è lo spirito di osservazione che si nasconde in ognuno di noi.
Sì, perché non tutti abbiamo il coraggio di affrontare questa nostra parte, così cinicamente razionale e lucidamente disgregatrice che è la mente umana. La paura è di demolire quelle certezze erette a pilastri, di perdere la stabilità su cui far camminare la propria coscienza, di non sapersi più ritrovare in questa marea di giustificazioni che è la nostra quotidiana condizione terrena.
In questo libro, che si struttura come una raccolta di racconti, c’è tutto Calvino. In ognuno di essi emerge la sua visione amara e disincantata della realtà, che si scontra con l’incapacità del sistema linguistico di esplorarla e determinarla fino in fondo. Ne consegue lo smarrimento di fronte ad un orizzonte fenomenico/noumenico che rimane inesprimibile, indicibile, di cui quasi si arriva a dubitarne l’esistenza.
Indispensabile la lettura, in appendice al libro, della prefazione scritta per mano dello stesso autore, nella quale si legge l’umile esattezza del processo narrativo che lo ha portato a concepire questo astruso, seppur simpatetico, personaggio. Scopriamo che dentro di esso convive quello che, secondo il progetto iniziale, doveva essere il suo alter-ego, Mohole, il cui nome deriva da un progetto di trivellazione della crosta terreste, e che avrebbe quindi dovuto esplorare gli anditi più profondi e oscuri della coscienza. Al contrario, a Palomar sarebbero spettati gli aspetti fenomenici dell’universo. Un dualismo che poi si è fuso durante la stesura dell’opera, scomparendo nella compresenza di profondità e superficialità, due dimensioni che si compenetrano e che non smettono mai di condizionarsi a vicenda.
A scatenare queste vertiginose elucubrazioni non sono riflessioni sui massimi sistemi, sono invece banali episodi di vita quotidiana. Un prato, un seno nudo o un cielo stellato sono i pasti giornalieri di Palomar, con cui nutre la sua incuriosita osservazione del mondo e la sua sfrenata ricerca di un senso, di una delimitazione, di un controllo quantomeno razionale di ciò che lo circonda. E’ in grado di dominare la realtà? La risposta, come Palomar, è dentro ciascuno di noi.


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