martedì 2 novembre 2010

La biblioteca dei libri proibiti - John Harding

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More about La biblioteca dei libri proibitiFlorence vive insieme al fratellino Giles nella grande dimora di Blithe insieme alla servitù dopo la morte dei genitori e sotto il controllo tutoriale dello zio, il quale, però, non si fa mai vivo presso l'immensa e cupa dimora.
Da autodidatta, Flo impara a leggere recandosi di nascosto presso la ricchissima biblioteca del palazzo. I suoi mille stratagemmi per non farsi scoprire funzionano sempre e,da ultimo, la giovane ha scoperto un nascondiglio perfetto presso una delle torri della vecchia costruzione.
Il tranquillo tran tran della vita di Florence, però, viene ad essere sconvolto prima dalla frequentazione impostale dalla governante del giovane e malaticcio vicino di casa Theo Van Hoosier e poi dall'arrivo di una istitutrice, la signorina Withacker, la quale, però,ha breve vita poichè muore accidentalmente durante una gita in barca sul lago adiacente alla tenuta.
In realtà col tempo, Theo diventa grande amico di Florence e Giles e le sue visite sono sempre attese e gradite,soprattutto da quando, in sostituzione della vecchia istitutrice, è apparsa la Signorina Taylor, donna dai modi molto sospetti.
Florence sente che la Taylor è morbosamente attaccata al suo fratellino e teme possa rapirlo. Via via che passano i giorni Florence si convince sempre di più che l'istitutrice sia l'incarnazione di uno spirito malvagio, tanto che vede la sua immagine su tutti gli specchi, quasi fosse lì per spiarla. A questo punto decide quindi di intervenire, ma in che modo...? Questo non lo svelerò.
Ho trovato la lettura di questo libro molto avvincente. Fino alla fine si cerca di capire dove stia il bene e dove il male. Mi ha ricordato parecchio "Il giro di vite" di Hanry James, ovviamente trattato con ritmi narrativi più attuali. Molto originali i vocaboli che Flo inventava di sana pianta per imitare Shakespeare.
Alcuni passi dal testo:
* Mattinavo in biblioteca e pomeriggiavo nella torre
* Lo avevo giudicato dalle apparenze, me lo ero immaginato come una specie di spilungone invertebrato che si sarebbe piegato in due senza la sua camicia inamidata a tenerlo dritto. Così quel giorno...provai di malavoglia una certa ammirazione per lui quando lo vidi farsi strada tra i mucchi di neve. Una devozione accanita e canina verso di me, compresi, che valeva molto di più dei suoi versi scadenti

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