
Non so davvero da che parte iniziare
Vogliamo parlare della trama? Ebbene Laura è una ragazza molto insicura, lavora in una libreria che sta per chiudere i battenti e, a quanto pare, è bravissima ad organizzare incontri letterari, anche se il suo ruolo, almeno in uno degli incontri cui assistiamo, è quello di rabboccare i bicchieri dei presenti e servir loro fette di torta!
A quest’ultimo incontro letterario conosce Eleanora, agente letteraria che nota subito in Laura un qualcosa di speciale e comincia ad interrogarla chiedendo un suo parere su alcuni romanzi.
La “brillantissima” Laura allora risponde con due o tre parole per ogni romanzo o autore, stroncando o promuovendo qua e la a seconda dei casi con una sicurezza che poco le si addice.
Dopo questa discussione “approfondita” Eleanora decide di affidare a Laura l’organizzazione di un festival letterario.
Il suo compito principale sarà quello di riuscire a convincere un famosissimo autore, Dermot Flynn, a prendere parte all’evento.
Ora mi fermo e dico che da questo momento in poi ho letto un romanzo quasi comico: Dermot viene definito da tutti “il più grande scrittore irlandese vivente” pur avendo al suo attivo due soli romanzi scritti all’età di diciannove e vent’anni più di quindici anni prima!!
Addirittura un gruppo musicale famosissimo (almeno nel romanzo), gli Ironstone, decidono di partecipare all’evento solo se sarà presente Dermot Flynn!
A questo punto Laura si immola e va alla ricerca del suo autore preferito (tra le altre coincidenze del caso).
Inutile svelare altro della trama, basta dire che la personalità di Laura è pari allo zero assoluto e che il signor Dermot (paragonato addirittura a Mr Darcy, eresiaaa!!!) è spesso un cafone incommensurabile e pure senza motivo.
La più che scarsa autostima di Laura mi ha innervosito come la strafottenza e maleducazione di lui che, alla fine, si trasforma nel più romantico degli eroi da romanzo.
Non parliamo poi della facilità con cui nascono amicizie indissolubili in questa storia (vedi quella tra Laura e Monica che nel giro di poche ore diventano le migliori amiche l’una dell’altra), e che dire della assoluta rigidità dei genitori di lei, odiosi! Solo la madre, alla fine, si salva un po’, ma è una figura triste davvero.
Laura poi, che altro dire di lei? In pochi mesi diviene organizzatrice del festival, editor (dopo un lungo ed intensivo corso di ben due giorni!!) e collaboratrice in un corso di scrittura ove rivela spiccate capacità anche nello scrivere, insomma un fenomeno di donna che, dal canto suo, continua a pensare di valere poco più di una lumaca per tutto il corso del romanzo.
Ho sentito tessere molte lodi per la Fforde e questo è il suo primo libro che leggo, sono certa che sarà stato uno sfortunato caso per cui ne leggerò un altro per potermi ricredere, ma questo libro è stato purtroppo un po’ deludente.
Unica nota positiva è il fatto che parlasse molto del mondo dell’editoria.
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