
Cosa vuoi
fare da grande? E’ una domanda che noi adulti tendiamo a porre spesso ai
bambini e loro, con molta ingenuità e convinzione, forniscono le risposte più
disparate che andranno dal comunissimo la “ballerina” al “venditore porta a
porta” all’”astronauta”.
Si sa, i
bambini sono pieni di sogni e di aspettative, ma anche di certezze. Eppure, il
Ministero della Pubblica Istruzione ,così come viene immaginato nel romanzo di
cui oggi vi parlo, si è preso la briga di prevedere, o meglio in realtà
determinare , il destino dei giovanissimi alunni d’Italia. Come? attraverso l’uso di una
macchina, il “futurometro” ideato, in modi e tempi non sospetti, dal turco Volkan Kursat Bayraktar. Tutto ciò
allo scopo di evitare lo “spreco” di risorse e di tempo, cercando di
indirizzare ciascuno non tanto verso dove il cuore lo porterebbe (per citare in
qualche modo un’altra autrice) quanto verso la direzione a lui più consona ,almeno
secondo il risultato fornito dai circuiti dell’elaboratore elettronico.
L’istituto
che viene scelto per effettuare una prima dimostrazione dell’infernale aggeggio
è la Scuola elementare Attilio Regolo di Milano. Il tutto si svolge in un tempo
indeterminato e in luoghi quasi dipinti da un mago dell’astrattismo. I
personaggi sono surreali e spesso vuoti, a volte estremi nelle loro
esternazioni verbali , ma anche nell’abbigliamento e nel comportamento in
genere. Non direi che ci siano dei protagonisti e dei personaggi secondari,
ognuno è protagonista, come nella vita reale, ognuno fornisce, nel bene e nel
male, un suo contributo alla storia.
Raccontarla,
la storia appunto, non è semplice poiché, anche se il fatto si svolge (in linea
di massima e ad eccezione di alcuni flashback) in una mattinata, tante vite e
tante situazioni si intrecciano e si sviluppano parallelamente quasi a
rappresentare, in maniera tragicomica, la realtà che ci circonda.
A
tratti esilarante sebbene tragico dopo attenta riflessione, il romanzo ci fa
vivere da spettatori, attraverso le immagini che presenta agli occhi del lettore e grazie ad
un modo di narrare solo apparentemente leggero, la vuota realtà alla quale ci
stiamo sempre più approssimando.
Ho trovato
l’idea e lo stile davvero geniali, ho sorriso, riso, riflettuto e credo che chiedere
di più ad un solo romanzo sarebbe stato troppo.
Con grande
simpatia e disponibilità Angelo Orlando Meloni ha risposto ad alcune domande
che gli ho posto. Ecco quindi per voi qualche informazione su di lui e di
seguito una breve intervista all’autore.
Angelo Orlando Meloni
E’ nato a
Catania e vive a Siracusa. Ha scritto il romanzo “Io non ci volevo venire qui”
e qualche racconto nascosto tra le pieghe del web. Aggiorna saltuariamente un
blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia, e passa il
resto del tempo a creare personaggi fittizi, che prendono poi vita sulla carta
o in rete senza che li si possa più distinguere da quelli veri. O viceversa…
1)Una caratteristica
del romanzo è l’attribuzione, ad alcuni personaggi, di nomi molto particolari
(Vedi Gemma Tuttacani, Marilisola Valcarelli, Anastasia Punzoloni ecc.). A
questi si affiancano altri personaggi con nomi molti più semplici e comuni:
Maria Indelicato, Guido Pennisi, Gianni Serra. La domanda è se la scelta dei
nomi ha un suo compito preciso, ossia se questi sono stati assegnati allo scopo
di sottolineare qualcosa.
R: Mi sono voluto divertire,
perché tutto ciò fa ridere, o almeno lo speravo come spero che faccia ridere
anche qualche generoso lettore. Ma sono forse i nostri veri nomi e i nostri
veri titoli, i nostri vestiti con le cravatte rotanti e le paillettes, le
nostre facce di palta, le nostre fissazioni, le nostre collezioni di immonde
croste e musica incredibilmente brutta, i nostri infiniti salamelecchi meno
assurdi, meno buffi, meno grotteschi?
2)”Volkan ne aveva
avuto abbastanza. Sudore, puzza, lacrime, sangue, fumo. C’era troppa umanità in
quella palestra, si diceva l’ingegnere, e l’umanità è inelegante”. A cosa si
riferisce Volkan con il termine “umanità” usato in quel contesto? Qual è,
secondo lui (e quindi secondo l’autore che gli ha attribuito questa frase)
l’aspetto inelegante che caratterizza in quel momento quel gruppo di individui
agli occhi di Volkan?
R:Volkan Kursat Bayraktar è
una persona disturbata. I soldi e il successo gli hanno dato alla testa.
Succede. Non a tutti, ma a qualcuno succede. La sua figura testimonia
all'interno del nostro librettino che l'umanità conosce gli dei e gli dei sono
i vip, i multimiliardari & compagnia cantante. L'olimpo esiste. Ma, mentre
la classe media agonizza e con essa, in mezzo ad altre cose molto più
importanti, agonizza il romanzo come prodotto di consumo capace di arrecare
sollazzo spirituale, l'Olimpo è diventato una gran cafonata; più che una benedizione,
una specie di penitenza da scontare se si ha successo. Aveva ragione Dylan Dog,
cioè Tiziano Sclavi: l'inferno è qui. L'inferno è ora.
3) Leggo nella tua
dedica sulla mia copia del romanzo “Abbasso il futurometro, W il futuro”. Pare
quindi che ciò che il futurometro simboleggia è la tendenza attuale a
prestabilire, attraverso strumenti asettici ed estranei all’individuo, quelle che debbano essere le strade che
ciascuno è più idoneo a percorrere, apparentemente allo scopo di ottimizzare le
risorse. Ma, qual è il rischio che la società di oggi corre andando in questa
direzione?
R:La fede cieca nella
psuedo-scienza tende a fare tutto il giro e a ricadere nel misticismo. A me
piace (moltissimo) la scienza, non il feticcio della misurazione, non lo
spauracchio del controllo globale, della previsione millimetrica, il fardello
delle anti-utopie. Ma va detto che Cosa vuoi fare da grande vuole essere
più che un testo filosofico sul libero arbitrio un romanzo d'avventura scritto
nel nome della fantasia infantile. E speriamo di aver centrato il bersaglio.
Cosa vuoi fare da grande
ANGELO O. MELONI
IVAN BAIO
DEL VECCHIO EDITORE
Euro 12,00